Da Calalzo a Cortina in mtb sulla Ciclabile delle Dolomiti

Venerdì 25 Luglio 2008 – In mtb tra Calalzo e Cortina sulla ciclabile delle Dolomiti.

Oggi è un giorno speciale e me lo dedico tutto!

Ho deciso di riservare l’intera giornata ad un’escursione in bicicletta che merita da tempo di essere provata.

Sveglia prestino, mi serve tempo per spostarmi in auto da casa verso le Dolomiti, verso il Cadore.

Piano piano mi porto verso Calalzo, e scendo giu’ alla stazione, dove arriva il treno ed i binari terminano… oggi.

Si, “oggi”, perche’ un tempo la ferrovia si spingeva fino a Cortina e oltre, verso Dobbiaco.

Scopo dell’escursione odierna e’ verificare se finalmente e’ stato preparato il tracciato ciclabile che dovrebbe in buona parte ricalcare la vecchia pista seguita dal trenino che saliva a Cortina.

Sono anni che se ne parla, tanto che dopo aver tentato un paio di volte, anni fa’, di seguire la vecchia ferrovia scomparsa, alla fine mi sono dovuto arrendere, a causa di tunnel chiusi, porzioni di strada statale che ricoprono la pista della vecchia ferrovia, etc…

Oggi finalmente vedremo se, come qualcuno mi riferisce, e’ stata ripristinata in modo soddisfacente e se il percorso ciclabile che ne e’ uscito, vale veramente gli sforzi che ha richiesto.

Parcheggio, come detto, alla stazione di Calalzo e fin da subito mi ritrovo un po in difficolta’.

Da dove si comincia? Assemblo la mtb guardandomi intorno ma non vedo indicazioni … siamo in stazione, direi che chi scende dal treno con la bici o con gli scarponi ai piedi, dovrebbe essere incanalato immediatamente verso la ciclabile.

Un po’ perplesso, cerco segnaletiche o informazioni fin dentro la stazione.

C’e’ un ufficio turistico ma pare in tante altre faccende affaccendato … non ho voglia di aspettare, esco ed inizio a pedalare a caccia di cartelli o segnali.

Mi dirigo verso il campo sportivo e da qui salgo per una strada piuttosto ripida che gia’ conosco, ma che non e’ quella ideale.

La strada mi e’ nota, come mi e’ nota anche la sua pendenza, e sono piu’ che sicuro che non si tratti del tracciato corretto. Il fatto e’ che questa ripida lingua d’asfalto, nella sua “estrema” salita, incrocia di sicuro la pista ciclabile, e pertanto, in assenza di indicazioni migliori, non mi resta che optare per questa sorta di “suicidio”.

Non e’ un buon modo di iniziare un lungo percorso, ma non vedo altre indicazioni chiare e non ho piu’ tempo per cercarle.

In effetti il tracciato sara’ molto piu’ chiaro al ritorno, quando, in direzione opposta, la segnaletica mi risultera’ molto piu’ semplice da seguire.

Comunque sia, alcune centinaia di metri ad ovest della stazione, la pista ciclabile diviene evidente, uscendo da case e parcheggi ed immergendosi nel verde!

Pianeggiante (lo sapevo e ne aprofitto per riprendere fiato), si porta lentamente verso Tai di Cadore, tenendosi a sud di Pieve di Cadore.

Un paio di gallerie illuminate accendono le mie speranze. Pare che del lavoro sia stato fatto e pare che in effetti sia stato fatto anche parecchio bene!

Pedalo e mi godo il verde, gli alberi, una mucca con il suo vitellino, ancora gallerie, caratteristici ponti ferroviari (oramai ex-ferroviari) ed aria fresca!

Con un occhio costante sulla segnaletica, arrivo presto a Tai di Cadore, attraverso la statale e passo vicino alla vecchia stazione di Nebbiu’.

Da qui si procede tra case e prati, tenendosi a nord della statale Alemagna.

La lingua d’asfalto si rituffa nel bosco, passa attraverso un altra galleria e quasi accarezza qualche piccola stazione a bordo strada.

Si procede ancora e si riconosce da diversi dettagli che stiamo proprio sul vecchio tracciato della ferrovia che univa Calalzo a Cortina.

Un gran numero di basamenti in cemento si mostrano spesso ad intervalli regolari sia a destra che a sinistra del tracciato.

Le stesse stazioni, piccole e da tempo abbandonate, una dopo l’altra confermano al ciclista che sta seguendo correttamente il tracciato della vecchia ferrovia.

Alcune passerele nuove di zecca indicano che interi tratti, ingoiati dall’Alemagna, sono stati ricostruiti ex-novo, con uno sforzo che va assolutamente apprezzato.

Addiriturra un paio di ripidi sottopassi pedonali evitano a ciclisti e pedoni di attraversare la statale. Fate attenzione, sono molto ripidi e forse vale la pena scendere, piuttosto che investire qualcuno!

Per un paio di chilometri si e’ costretti a correre lungo l’Alemagna, ma non sono i peggiori, in effetti si tratta di una delle parti piu’ ombreggiate e dove la carreggiata e’ abbastanza larga.

A Peajo si rientra in pista ciclabile (occhio alla segnaletica), riservata a chi ha voglia di camminare e pedalare in tranquillita’.

Fate sempre attenzione ai diversi pedoni, la pista non e’ solamente ciclabile, e’ anche pedonabile e spesso scelta da persone di ogni eta’ per fare brevi passeggiate.

Fino a San Vito si attraversano piano piano tutti i paesetti dove anche il treno si spingeva in passato, poi, dopo San Vito, ci si immerge in bosco su una sterrata che sale e scende rapidamente, rivelando che non si tratta del vecchio tracciato del trenino ma di una sterrata costruita appositamente.

Si esce dal bosco presso Dogana Nuova, tra San Vito e Cortina.

Fin qui possiamo dire che il 90% circa della ciclabile e’ su strada asfaltata.

Dopo Dogana Nuova si trovano altri tratti sterrati, ed alcuni scendono anche fino al torrente Boite, dietro al colle Vizza di San Rocco (dove sorge il trampolino olimpico).

In questo tratto sta un po’ a voi seguire una ciclabile o un’altra. Io raggiungendo Cortina sono sceso giu’ al Boite, evitando ulteriori tratti di Alemagna, mentre al ritorno sono rimasto fedele al vecchio tracciato della ferrovia (sebbene mi sia costato mezzo chilometro su un tratto pessimo di Alemagna).

Quale che sia la vostra scelta, sono comunque strade (sterrate o meno) fattibili anche con una bicicletta non particolarmente tecnica.

Ovvio che piu’ scendete e piu’ dovrete poi risalire per raggiungere Cortina! La zona dei campeggi a sud di Cortina e’ ben piu’ bassa di quest’ultima, il che significa che scendere al Boite comporta poi un buon uarto d’ora di spinta sui pedali per risalire a livello dell’Alemagna.

In generale, in caso di dubbio, mantenetevi il piu’ possibile vicini alla statale o male che vada, sulla statale stessa!

Giunti finalmente in Corso Italia, al centro di Cortina, vi suggerisco una passeggiata, bici alla mano, per rilassare un po’ i muscoli.

In Corso Italia c’e’ sempre qualcosa da vedere, qualche opera esposta direttamente lungo il Corso o la gente stessa che passeggia in cerca di un po di relax.

Riposate e recuperate le forze, da qui dovrete poi ripartire per Calalzo e si tratta pur sempre di altri 37 chilometri (circa).

Io in Corso Italia ho approfittato della grande fontana per dissetarmi, mentre mi son tenuto la fame per affrontare, mezz’oretta dopo, un ottimo panino in Dogana Nuova (a fantasia del gestore), sulla via del ritorno.

Il rientro e’ piu’ facile, ma non viene certamente gratis! C’e’ comunque da pedalare, anche se si e’ tendenzialmente sempre in discesa.

Si tratta complessivamente (andata e ritorno) di 80 chilometri o poco meno, quindi non prendeteli sotto gamba.

Se non siete abituati a pedalare, vi suggerisco di fermarvi a San Vito, magari di mangiare qualcosa in pasticceria da “Fiori” e poi rientrare verso Calalzo.

Un altro modo, piu’ tranquillo, di percorrere l’intero tracciato, e’ quello di portarsi a Cortina con il Dolomiti Bus (si prende anche alla stazione di Calalzo) e scendere poi l’intera ciclabile in una sola direzione, da Cortina a Calalzo.

A fine giornata mi sento un pochino provato. La distanza non era poca e mi sono fermato diverse volte per fare foto, che se da una parte giova allo spirito, dall’altra pero’ compromette un po il fisico!

Comunque il tracciato vale la pena di essere pedalato e ripedalato.

Complimenti a tutti coloro che hanno voluto e realizzato questo grande progetto, recuperando un itinerario che rivaluta sia il tracciato del vecchio trenino, sia i paesi che da esso vengono attraversati.

Ed a tutti voi che avete una mtb o una city bike o anche un paio di scarponi, beh … provare per credere!

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Primo tratto di ciclabile Calalzo-Cortina. Bucolico, semplicemente perfetto!
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Ecco uno dei vari segnali sparsi lungo il tracciato.
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Uno dei ponti ferroviari che si attraversano lungo il percorso. Subito dopo inizia la galleria piu’ lunga, un tempo totalmente interdetta.
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Una curiosa casetta in prossimita’ della strada per Cibiana. Espone una collezione di vipere in barattolo ed una piccola raccolta di articoli relativi al vecchio trenino. C’e’ anche un piccolo modellino del trenino oramai scomparso.
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Splendido tratto su prato, ai piedi del Monte Antelao.
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Una delle molte case tipiche. Attraversando i paesi Cadorini capita di vederne piu’ d’una. Assieme alle vecchie stazioni del trenino contribuiscono a creare piacevoli diversivi per l’occhio vigile del ciclista…
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La vecchia stazione di San Vito di Cadore. Edifici come questo sono numerosi lungo il percorso. Alcuni sono stati recuperati, altri lo meriterebbero quanto prima!
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All’uscita da una delle gallerie lungo la ciclabile. Sono tutte dotate di illuminazione.
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La mia Chiesetta preferita, poco lontano da Corso Italia, nel centro di Cortina d’Ampezzo.

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