Cima di Terrarossa e ferrata Ceria-Merlone: 20 km sulle creste del Montasio

24.08.2026 – Ci sono escursioni che, sulla carta, sembrano semplicemente lunghe. Poi ci sono quelle in cui, dopo qualche ora di cammino, ti rendi conto che la montagna ha deciso di mostrarti tutto quello che può offrire: prati d’alta quota, ghiaioni, creste affilate, cenge esposte, tratti attrezzati, panorami sconfinati e un continuo saliscendi.

Parto dai Piani del Montasio, a circa 1.500 metri di quota, con l’obiettivo di chiudere un anello di circa 20 chilometri e 1.400 metri di dislivello positivo. Il programma prevede la salita alla Cima di Terrarossa, a 2.420 metri, seguita dalla lunga traversata del sentiero attrezzato Ceria-Merlone, attraverso la cresta orientale del gruppo del Montasio. Il percorso passa per il Foronon del Buinz, dove sorge il Bivacco Luca Vuerich a 2.531 metri, e prosegue tra forcelle, cenge e passaggi rocciosi fino alla Forcella Lavinal dell’Orso. Da qui rientrerò attraverso il Passo degli Scalini, Casera Cregnedul di Sopra e Casere Larice.

È un itinerario che racchiude in una sola giornata una grande varietà di ambienti, ma che richiede anche attenzione, esperienza e una buona preparazione fisica. Il CAI FVG classifica il Ceria-Merlone con difficoltà D: non sono soltanto i singoli passaggi tecnici a determinarne l’impegno, ma soprattutto la lunghezza, il terreno e la forte esposizione di diversi tratti.

Scheda tecnica

  • Partenza e arrivo: Piani del Montasio, Chiusaforte (UD)
  • Quota di partenza: circa 1.500 m
  • Punto più alto raggiunto: Bivacco Luca Vuerich, 2.531 m
  • Sviluppo: circa 20 km
  • Dislivello positivo: circa 1.400 m
  • Difficoltà: EEA – sentiero attrezzato D
  • Attrezzatura: casco, imbrago, kit da ferrata omologato con dissipatore, calzature adatte all’alta montagna, acqua, kit di primo soccorso
  • Cartografia: Tabacco 019 – Alpi Giulie Occidentali – Tarvisiano

Dall’Altopiano del Montasio alla Cima di Terrarossa

Lascio l’auto al parcheggio dei Piani del Montasio e comincio a camminare seguendo il sentiero CAI 622, che punta al Rifugio Giacomo Di Brazzà, a 1.660 metri.

Da qui abbandono il percorso più tranquillo e imbocco il sentiero 664, quello che sale verso Cima di Terrarossa. La salita è costante ma regolare: inizialmente attraverso i prati, poi il paesaggio diventa progressivamente più roccioso, mentre una serie di lunghi tornanti permette di guadagnare quota senza affrontare pendenze eccessive.

Alle mie spalle, l’Altopiano del Montasio diventa sempre più piccolo. Davanti, invece, le grandi pareti calcaree cominciano a dominare il panorama. Questa è una delle zone più conosciute delle Alpi Giulie per la presenza degli stambecchi, che spesso si possono osservare sui pendii erbosi e tra le rocce.

Poco prima della vetta raggiungo il bivio, intorno ai 2.230 metri, dal quale il sentiero 664 prosegue verso Cima di Terrarossa, mentre il tracciato di destra conduce al sentiero attrezzato Ceria-Merlone. Per il momento continuo verso la cima: voglio raggiungerla prima di tornare al bivio e affrontare la lunga traversata.

Raggiungo la Forca di Terrarossa, intorno ai 2.330 metri, una forcella dalla quale il paesaggio cambia ancora, aprendosi verso il versante della Val Raccolana. Da qui la traccia prosegue tra roccette e terreno sassoso fino alla vetta.

Gli ultimi metri sono quelli che aspettavo dall’inizio della giornata. Il panorama ripaga ampiamente della fatica e, lo ammetto, guardandomi intorno provo un brivido: da una parte si impone il massiccio del Montasio; dall’altra si apre il gruppo del Canin; verso la Val Saisera e le Alpi Giulie orientali si susseguono pareti e cime calcaree a perdita d’occhio.

Sono solo e forse è proprio qui che questa condizione si fa sentire maggiormente. Il silenzio, lo spazio intorno e la sensazione di trovarsi sospesi tra cielo e roccia rendono la sosta particolarmente intensa.

Ma la giornata è ancora lunga. Ridiscendo fino al bivio poco sotto la vetta e riprendo il percorso verso la Forca de Lis Sieris, a circa 2.274 metri. Da qui comincia la parte più impegnativa dell’itinerario.

La Forca de Lis Sieris e il Ceria-Merlone

Fino a questo punto la salita è stata impegnativa, ma ancora di carattere prevalentemente escursionistico. Raggiunta la Forca de Lis Sieris, il terreno cambia e l’attenzione deve diventare costante.

Il Ceria-Merlone è uno dei percorsi più spettacolari delle Alpi Giulie. Segue la lunga cresta orientale del Montasio, alternando cenge, creste aeree, ghiaioni, facili passaggi di arrampicata libera e tratti attrezzati. La particolarità è che il cavo non accompagna ogni metro: in diversi punti bisogna procedere su roccia senza protezioni, affidandosi alla propria tecnica e valutando con attenzione l’esposizione.

È proprio questo uno degli aspetti che mi colpiscono di più: non si tratta di una ferrata composta da una successione continua di pareti verticali, ma di una lunga traversata in ambiente d’alta montagna. Il cavo compare nei passaggi in cui è necessario, poi lascia nuovamente spazio alla roccia, alle cenge e a tratti di sentiero dove ogni passo richiede consapevolezza.

Superati i primi passaggi attrezzati, la traccia sale verso la cresta. Tra le rocce compaiono anche resti di vecchie opere e baracche militari, testimonianze della presenza umana in queste montagne durante la Grande Guerra. La storia sembra ancora affiorare dal paesaggio, soprattutto quando la nebbia avvolge le pareti e rende l’ambiente ancora più austero.

La roccia chiara del Montasio contrasta continuamente con il verde dei versanti e con l’azzurro del cielo. Quando la visibilità è buona, l’esposizione sembra amplificare ogni dettaglio: i salti di roccia, le cenge che attraversano le pareti e le creste che si allungano davanti a me.

Il Foronon del Buinz e il Bivacco Luca Vuerich

Il percorso prosegue con una successione di salite e discese fino a raggiungere il Foronon del Buinz, a 2.531 metri. Sulla cima si trova il Bivacco Luca Vuerich, una piccola struttura che è ormai uno dei luoghi simbolo di questo itinerario.

Essenziale e collocato in una posizione straordinaria, il bivacco offre una vista spettacolare sulle Alpi Giulie. È stato inaugurato nel 2012 in memoria dell’alpinista tarvisiano Luca Vuerich, scomparso nel 2010.

Arrivare fin qui dopo la salita da Cima di Terrarossa dà la sensazione di essere entrati nel cuore più selvaggio della traversata. Le montagne sembrano occupare tutto lo spazio disponibile e il bivacco, così piccolo rispetto all’ambiente che lo circonda, ricorda quanto siamo ospiti in questo paesaggio.

Dal bivacco scendo verso la Sella del Buinz, a circa 2.464 metri, per poi aggirare il Modeon del Buinz, che raggiunge i 2.554 metri, attraverso cenge e passaggi attrezzati. Si arriva quindi a una forcella intorno ai 2.485 metri, dalla quale inizia una discesa più ripida su ghiaione e roccette, fino alla Forca de La Val, a 2.352 metri.

È una successione continua di cambi di ritmo: si perde quota, si traversa, si risale e poi si torna a scendere. Quello che sulla carta potrebbe sembrare un semplice spostamento lungo una cresta si rivela una traversata articolata, nella quale anche i tratti meno tecnici contribuiscono alla fatica complessiva.

Le cenge di Punta Plagnis

Dalla Forca de La Val il percorso torna a salire. Davanti a me c’è una lunga traversata che conduce verso Punta Plagnis, a circa 2.411 metri.

La traccia passa su cenge esposte, in parte attrezzate, e aggira la cima attraverso un terreno che richiede ancora una volta molta attenzione. È forse questa la caratteristica che meglio descrive il Ceria-Merlone: non necessariamente un singolo passaggio estremo, ma la combinazione di lunghezza, esposizione, roccia e tratti di terreno instabile.

Il sentiero prosegue lungo la cresta, alternando brevi sezioni attrezzate a passaggi nei quali il cavo non è presente. Qui bisogna affidarsi alla propria capacità di muoversi sulla roccia e alla sicurezza dei propri passi.

Essere da soli, in momenti del genere, cambia completamente il modo di vivere il percorso. Non c’è nessuno da seguire, non c’è fretta e ogni passo deve essere valutato con attenzione. Quando guardo avanti, so che spetta soltanto a me decidere come affrontare il terreno, con quale ritmo procedere e se le condizioni consentono di continuare in sicurezza.

È una responsabilità che si fa sentire, ma che restituisce anche una sensazione difficile da spiegare: quella di essere completamente immersi nell’ambiente, presenti a ogni passo e a tutto ciò che ci circonda.

La Forcella Cregnedul e la Forcella Lavinal dell’Orso

Proseguendo lungo la cresta raggiungo la Forcella Cregnedul, a circa 2.340 metri.

Il percorso continua sul versante della Punta Plagnis, tra tratti esposti e passaggi su terreno roccioso, per poi perdere progressivamente quota verso la Forcella Lavinal dell’Orso, a 2.138 metri.

È un tratto in cui la concentrazione deve rimanere alta fino alla fine. Anche se la cima del Foronon e il bivacco sono ormai alle spalle, la traversata non concede una vera pausa perchè il terreno cambia continuamente.

Quando finalmente raggiungo la Forcella Lavinal dell’Orso, termina la parte attrezzata del Ceria-Merlone. È un momento che porta con sé una sensazione particolare: la sezione più delicata dal punto di vista tecnico è alle spalle, ma il rientro ai Piani del Montasio è ancora lungo.

Dal Passo degli Scalini alle Casere Cregnedul

Dalla Forcella Lavinal dell’Orso imbocco il sentiero CAI 626, che scende fino al bivio con il sentiero 625, intorno ai 1.944 metri.

Dopo ore trascorse tra cenge, ghiaioni e roccia, ritrovo ambienti più aperti e un terreno dal carattere diverso. Ma la discesa non è ancora continua: per raggiungere il Passo degli Scalini, a circa 2.022 metri, devo riprendere quota seguendo il sentiero 625. Dal passo il panorama torna ad aprirsi e posso finalmente lasciarmi alle spalle l’ambiente più severo delle creste del Ceria-Merlone. Il sentiero scende verso la zona delle Casere Cregnedul e raggiungo Casera Cregnedul di Sopra, a circa 1.515 metri, dove proseguo lungo il tracciato di rientro verso l’Altopiano.

Casere Larice e il ritorno ai Piani del Montasio

Da Casera Cregnedul di Sopra seguo il sentiero CAI 624. La traccia attraversa la zona delle malghe, passa per Casere Larice, a circa 1.479 metri, e continua lungo il percorso che riporta al punto di partenza.

Il terreno più agevole permette finalmente di rallentare e lasciare spazio ai pensieri. Ripenso alle creste percorse, ai passaggi che hanno richiesto maggiore attenzione e ai panorami che mi hanno accompagnato durante la giornata.

Quando ricompare l’Altopiano del Montasio, mi rendo conto della lunghezza dell’anello appena concluso. Sono partito da solo con l’idea di concatenare una cima e il Ceria-Merlone; torno al parcheggio dopo circa 20 chilometri e 1.400 metri di dislivello positivo, attraversando in una sola giornata una varietà impressionante di ambienti.

Resta soprattutto quella soddisfazione particolare che le escursioni in solitaria possono regalare: la consapevolezza di aver vissuto ogni passaggio secondo il proprio ritmo e di aver dovuto prendere personalmente ogni decisione.

Un itinerario da affrontare con esperienza e consapevolezza

Il giro Cima di Terrarossa – Ceria-Merlone – Bivacco Luca Vuerich – Forcella Lavinal dell’Orso – Passo degli Scalini è uno di quegli itinerari che lasciano qualcosa anche dopo essere tornati a valle.

Non necessariamente perché presenti il passaggio più difficile delle Alpi Giulie, ma perché concentra in una sola giornata sviluppo, dislivello, esposizione e ambiente d’alta montagna. Per affrontarlo servono esperienza su terreno roccioso, passo sicuro, una buona preparazione fisica e un’attrezzatura da ferrata adeguata.

È importante valutare attentamente le condizioni meteorologiche, verificare lo stato del percorso prima della partenza e non sottovalutare la lunghezza della traversata. Lungo il Ceria-Merlone i tratti attrezzati si alternano a passaggi esposti non protetti: la presenza del cavo, quindi, non elimina la necessità di saper procedere con sicurezza anche sulla roccia.

Ma soprattutto bisogna avere voglia di trascorrere molte ore lassù, tra creste, forcelle e pareti calcaree. Perché, una volta entrati sulle creste del Ceria-Merlone, il Montasio non sembra più soltanto una montagna da salire, ma un intero mondo da attraversare.

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