Ferrata Senza Confini al Cellon: tra Italia, Austria e storia sulle Alpi Carniche

Ci sono itinerari che valgono non solo per la bellezza della salita, ma per tutto quello che incontrano lungo il percorso. La Ferrata Senza Confini al Cellon, sopra il Passo di Monte Croce Carnico, è uno di questi: una via impegnativa e molto panoramica, sviluppata a cavallo tra Italia e Austria, in un ambiente dove alle pareti rocciose delle Alpi Carniche si affiancano continuamente le testimonianze della Grande Guerra.

Questa volta non sono solo: siamo in quattro e partiamo dal Passo di Monte Croce Carnico, a circa 1.360 metri, pronti per un giro ad anello di circa cinque ore e mezza e quasi 900 metri di dislivello. La meta è la Creta di Collinetta, o Cellon, che raggiunge i 2.238 metri, raggiungibile tramite l’esposta Ferrata Senza Confini.

Scheda tecnica

  • Partenza e arrivo: Passo di Monte Croce Carnico, Paluzza (UD)
  • Quota di partenza: circa 1.360 m
  • Cima: Cellon/Creta di Collinetta, 2.238 m
  • Dislivello positivo: circa 880 m
  • Tempo totale: circa 5h30’
  • Difficoltà: EEA – Ferrata D
  • Attrezzatura: casco, imbrago, kit da ferrata con dissipatore, guanti, luce frontale

Dalla galleria del Cellon all’attacco della ferrata

Dal passo ci spostiamo quasi subito sul versante austriaco e iniziamo a salire verso la parete del Cellon. Uno degli aspetti più particolari di questo itinerario arriva già durante l’avvicinamento: prima ancora di mettere mano al cavo della ferrata bisogna infatti attraversare la Galleria del Cellon, scavata nella montagna durante la Prima Guerra Mondiale.,

Accendiamo le frontali e ci infiliamo nel cunicolo, seguendo il percorso attrezzato che sale ripido nel buio. L’ambiente è umido, in alcuni punti scivoloso, e la luce delle lampade illumina a malapena la roccia davanti a noi. Sapere che questo passaggio venne realizzato per esigenze militari più di un secolo fa rende il tratto ancora più suggestivo: oggi lo percorriamo per divertimento, mentre allora queste montagne erano teatro di tutt’altro tipo di giornate.

Usciti dalla galleria, ritroviamo la luce e continuiamo a guadagnare quota tra roccia, mughi e resti di vecchie postazioni. Poco più avanti compare finalmente l’indicazione per la Senza Confini. L’attacco vero e proprio si raggiunge dopo un breve tratto di arrampicata facile e, una volta agganciati i moschettoni al cavo, la ferrata entra rapidamente nel vivo.

La Ferrata Senza Confini

Il carattere della via si capisce quasi subito. La Senza Confini è verticale, esposta e abbastanza continua, con diversi passaggi in cui è necessario lavorare bene con i piedi per evitare di affaticare troppo le braccia.

Uno dei tratti più belli è il grande diedro iniziale, attrezzato con staffe e cavo, che porta rapidamente a prendere quota. Da lì in avanti si alternano placche, tratti di cresta e passaggi decisamente aerei. Non ci sono difficoltà estreme, ma l’impegno rimane costante e la classificazione D è più che giustificata, soprattutto per chi non è abituato a ferrate fisiche o all’esposizione.

Essere in quattro rende la salita ancora più piacevole. Ognuno procede con il proprio ritmo, ma basta fermarsi su un terrazzino per ritrovarsi a commentare il passaggio appena superato, a dare un’indicazione a chi segue o semplicemente a godersi il panorama mentre gli altri salgono. È probabilmente questo l’aspetto che ricorderò di più della giornata: una ferrata impegnativa, certo, ma soprattutto un’esperienza condivisa.

Man mano che guadagniamo quota il panorama si apre sempre di più sulle Alpi Carniche e sul confine tra Italia e Austria. Da quassù la linea che separa i due Paesi è quasi impercettibile e il nome della ferrata assume un significato ancora più evidente.

La cima del Cellon e il rientro

Terminato il tratto attrezzato continuiamo verso la cima del Cellon, o Creta di Collinetta, a 2.238 metri. Lungo il percorso tornano a comparire resti di fortificazioni e postazioni militari, segno di quanto questa montagna sia stata importante durante il primo conflitto mondiale.

Raggiunta la croce di vetta possiamo finalmente rilassarci e goderci il panorama. Dopo la concentrazione richiesta dalla ferrata, fermarsi qualche minuto lassù con gli amici, mangiare qualcosa e ripercorrere mentalmente i passaggi appena affrontati è probabilmente il momento migliore della giornata.

Per il rientro seguiamo il versante italiano, imboccando il sentiero che scende nuovamente verso il Passo di Monte Croce Carnico. La discesa è abbastanza lunga da far sentire nelle gambe tutto il dislivello accumulato, ma ormai la parte impegnativa della giornata è alle spalle e rimane soltanto il piacere di chiudere l’anello.

Alla fine saranno circa cinque ore e mezza di cammino e 880 metri di dislivello, tra una galleria della Grande Guerra, una ferrata tutt’altro che banale e una cima esattamente sul confine tra due Paesi.

La Ferrata Senza Confini è un itinerario che consiglio a chi ha già esperienza su vie attrezzate e cerca qualcosa di più impegnativo rispetto alla classica ferrata escursionistica. Serve un buon allenamento, non bisogna soffrire l’esposizione e la frontale per la galleria è obbligatoria, ma l’insieme del percorso ripaga ampiamente la fatica.

E poi c’è un ultimo ingrediente, quello che nessuna relazione tecnica riesce davvero a descrivere: affrontare una montagna così insieme agli amici rende tutto un po’ più bello.

Forse è proprio questo, alla fine, il vero significato di “Senza Confini”.

Buoni giri!!!

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